Britten - A Ceremony of Carols & Saint Nicolas - Avvenire.it



Compie settant'anni e non li dimostra A Ceremony of Carols di Benjamin Britten (1913-1976); il segreto di questo elisir di eterna giovinezza risiede soprattutto nello spirito e nell'energia vitale con cui il compositore ha saputo infondere carattere universale a musiche che, pur attingendo a tradizioni secolari, sono in grado di risvegliare sentimenti proiettati al di fuori di qualsiasi categoria di spazio e tempo.
Il punto di partenza è rappresentato infatti dai testi di una decina di carole medievali e rinascimentali che ruotano appunto intorno alle tematiche dell'Avvento e della nascita del Salvatore, assai care al maestro inglese che proprio a Gesù Bambino intitolò il suo primo brano corale a essere pubblicato (A Boy was born).
Britten scrisse la Cerimonia nel 1942, nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, affidando alla partitura l'urgenza di un messaggio di pace universale. La raccolta è destinata a un organico che comprende unicamente coro di voci bianche e arpa ed è incorniciata dall'intonazione dei canti Procession (in apertura) e Recession (in chiusura), le cui melodie sono derivate dal Hodie Christus natus est (antifona gregoriana al Magnificat dei secondi Vespri di Natale); all'interno, una grandiosa festa musicale che alterna vere e proprie esplosioni di gioia e giubilo (come in Wolcum Yole! o nella virtuosistica scrittura a canone di This Little Babe) a momenti maggiormente pacati di riflessione e introspezione (There is no rose e That Yongë Child).
Nel disco firmato dal direttore Stephen Layton e dal Trinity College Choir di Cambridge, A Ceremony of Carols è affiancata a Saint Nicolas, cantata per voce solista, coro, due pianoforti, organo, orchestra d'archi e percussioni che vede coinvolti il tenore Allan Clayton, gli Holst Singers e i Temple Church Choristers accompagnati dagli strumentisti della City of London Sinfonia (cd pubblicato da Hyperion e distribuito da Sound and Music); due pagine a cui il talento creativo di Britten e l'abilità degli esecutori assicurano effetti maggiormente grandiosi e spettacolari facendo leva sui mezzi più semplici, in una dimensione artistica di immediatezza espressiva praticamente perfetta, a tratti però imbrigliata in logiche di perfezione estetizzante.


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